Chiuso per ferie

E ora a tutto surf e a tutta Mia! Sardegna arrivooo... 

Appuntamento qui sul blog a fine settembre, più o meno; da qualche parte online mi beccherete anche prima (forse).

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Facebook Like Button e Coca Cola Village. Virtuale e reale, Pinocchio e il Paese dei Balocchi.

Il "Coca Cola Village Israel 2010" è un evento con accesso esclusivo (650 adolescenti), in cui per la prima volta il like virtuale di facebook diventa un like reale di oggetti, di luoghi e di comportamenti.

I bracciali distribuiti con segnale RFID (Radio Frequency IDentification) permettono infatti il login su facebook e consentono quindi la condivisione delle attività, il tagging automatico delle foto e l'aggiornamento del proprio status in real time. 
Nel parco divertimenti monobrand i ragazzi fanno sport, giocano e prendono il sole vivendo un'esperienza immersiva, totalizzante e soprattutto completamente connessa ed integrata nel mondo online.



Il progetto di comunicazione firmato Promarket e Publicis E-dologic ha riscosso un successo indiscutibile in termini di awareness: circa 35.000 post di copertura mediatica web.
 
Narcisismo e vanità? Marketing esperienziale? Ricerca di connessione e integrazione on e offline?
Il mix di tutti questi elementi ha prodotto risultati incredibili ed ha, di fatto, generato una case history che - potete scommetterci - vedrete da ora in poi in molti power point. 
Bello, bellissimo? Mah, parliamone!
Mi piace? Ancora non ho deciso.
Forse è un pò triste vedere giovani menti trattate così, come carne da macello veicoli di promozione social. Eppure sono convinto di aver già letto da qualche parte una storia simile...chissà dove?
— Vado ad abitare in un paese… che è il più bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!…
— E come si chiama?
— Si chiama il Paese dei Balocchi. Perché non vieni anche tu?
— Io? no davvero!
— Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se non vieni, te ne pentirai. Dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi? Lì non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figùrati che le vacanze dell’autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll’ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!…
— Ma come si passano le giornate nel Paese dei Balocchi?
— Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo. Che te ne pare?
— Uhm!… — fece Pinocchio: e tentennò leggermente il capo, come dire: « È una vita che farei volentieri anch’io! ».

(Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio")

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Il posizionamento del brand nei social media

I vocabolari di marketing e branding definiscono "posizionamento" il modo con cui la marca si colloca nella mente delle persone in termini di benefici e promesse. Posizionare il brand vuol dire individuare un territorio identitario esclusivo in cui la marca può comunicare il proprio discorso in modo accattivante, competitivo e desiderabile.
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Per guadagnare uno spazio unico e distintivo rispetto alla concorrenza occorre quindi una pianificazione strategica basata su leve valoriali tangibili e intangibili, come ad esempio il prezzo, lo stile di vita, le associazioni simboliche, le prestazioni specifiche del prodotto ecc.
Foto: http://www.prismaphoto.it/risiko-challenge.html
Tipicamente le dinamiche prese in considerazione per la formulazione del brand positioning sono:
  1. Sostanziare la promessa di marca
  2. Stabilire a chi si rivolge la marca
  3. Individuare la situazione di consumo
  4. Mappare lo scenario competitivo
Benissimo, fin qui tutto ok. Ma se attualizziamo il concetto di posizionamento classico nel mondo dei social media cosa succede? Sarà necessario un posizionamento ad hoc sul web? E se si, che tipo di relazione sussiste tra le due modalità: complementarietà o auto-esclusione?

Procediamo con ordine. Sappiamo che il social media brand è conversatore, conversato e conversabile e sappiamo che la sommatoria dei discorsi della e sulla marca corrisponde ad una macro-conversazione complessiva.

A questo punto si può concretizzare in una "mappa percettiva di posizionamento conversazionale" la rappresentazione cartesiana delle percezioni delle persone relativa alle variabili utilizzate nella conversazione. Queste variabili possono essere ricavate da un'analisi desk e field e risulteranno relative ad esempio agli argomenti trattati nella narrazione, piuttosto che  relative al tono e al registro linguistico del dialogo; altre variabili possono essere  ricavate dal ruolo del brand nei confronti del proprio pubblico, oppure - perchè no - dalle scelte editoriali della concorrenza e così via.

La mappa prodotto genera un vero e proprio "posizionamento conversazionale", distinto dal posizionamento tradizionale, che chiarifica la strategia di social media marketing e permette di rispondere a domande davvero importanti come: "Dove siamo? Dove non siamo? Dove vogliamo andare? Dove sono gli altri player di mercato?". Va da sé che i valori della brand identity del posizionamento classico e del conversazionale dovranno sempre coincidere.

Abbiamo lo strumento, posizioniamoci!

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Televideo, Mediavideo e il regno oscuro della pubblicità tabellare

Ebbene si, lo confesso. La mia è teletext-attraction!

Questo simpatico mezzo di comunicazione retrò mi affascina da sempre per tutti i suoi colori pastello, per le query semantiche di ricerca, per la messa in pagina interattiva e soprattutto per la creatività nei messaggi di advertsing (tipicamente inserzioni di maghi, cartomanti, gioco del lotto, agenzie di viaggi e finanziarie).

E allora mi chiedo: nella "social media era" conviene ancora comprarci un pò di pubblicità? Dipende dal punto di vista, ma consiglierei in ogni caso una visita oculistica preventiva.

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Twit Parade, le aziende più amate dagli italiani su Twitter.

Sono molto felice di pubblicare il guest post di Barbara Ghirimoldi che ci illustra la prima ricerca italiana sui brand più popolari e sulle conversazioni più dibattute di Twitter. Barbara è Direttore Generale di Text 100 Global Public Relations, società di consulenza PR con 30 uffici nel mondo e partner del Master in Comunicazione d’impresa - Università di Siena

Twitter in Italia è ancora in una fase di evoluzione e di crescita. Ecco perchè, in collaborazione con la società di analisi e.life, abbiamo realizzato la prima ricerca condotta in Italia per scoprire quali sono le aziende più popolari e quali sono gli argomenti più dibattuti su Twitter. In dettaglio, nel mese di maggio 2010 abbiamo preso in esame oltre 258 aziende appartenenti a 28 diversi settori merceologici e abbiamo analizzato ben 61.000 tweet, escludendo tutti quelli pubblicati tramite i profili ufficiali delle marche. 
 
Vi voglio segnalare alcuni flash dalla ricerca:
  • Quanto si parla - dall’analisi appare evidente che in Italia chi va su Twitter lo fa per partecipare in modo attivo: sono infatti  più di 1.900 i tweet giornalieri in Italiano e i 10 brand più twittati hanno oltre 30 citazioni giornaliere ciascuna.
  • Di cosa si parla - Internet e tecnologia si distaccano dal resto dei temi insieme al settore automotive: in particolare,  Fiat è al 16%, Toyota al 13%,Alfa Romeo all’11% e BMW all’8%
  • La  top ten dei brand - sul podio iPad, Twitter, iPhone e poi  a seguire Google, Facebook, Apple, YouTube, Sony, Android, RAI
  • I top influencer - Marcello Lupoi (chi lo conosceva? :)) Beppe Grillo, Luciano Ligabue... e poi una curiosità, nei primi dieci c’è anche Nichi Vendola, unico politico in lista.
Naturalmente i dati completi, insieme alle varie classifiche e a qualche consiglio utile su come comunicare al meglio su Twitter li troverete nella nella presentazione di Text 100.

Qui mi resta lo spazio solo per una conclusione: su Twitter e sui social media in generale, non è obbligatorio esserci, magari solo per seguire il trend del momento - a proposito, voi ci siete già ? - però è utile almeno sapere cosa di dice di noi (e della nostra azienda) quindi, ascoltare prima di parlare. Se proprio vogliamo partecipare, prima di aprire il nostro account su Twitter e la nostra pagina Facebook, cerchiamo di definire: a chi vogliamo parlare, i temi di discussione, le risorse dedicate al progetto, gli obiettivi, le metriche. In sintesi, Twitter è un mezzo e per usarlo al meglio a livello aziendale dobbiamo prima avere una strategia.

E voi che ne pensate? Spero di leggere i vostri commenti qui, nel blog di Jacopo, che così gentilmente ha messo a disposizione il suo seguitissimo spazio virtuale e poi, se volete, continueremo la conversazione su Twitter e su Facebook.

Barbara Ghirimoldi

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Toscanalab 2k10: dalla pratica alla teoria

La comunicazione digitale migliora la vita delle persone? Marketing e comunicazione d'impresa possono confrontarsi eticamente alla pari con il proprio pubblico? Quanto la rivoluzione dei social media sta modificando le abitudini di consumo delle persone?

A queste e ad altre domande abbiamo provato a rispondere nel workshop "Internet Better Communication" del Toscanalab 2k10, l'evento fiorentino organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana e dedicato al web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale.


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Obiettivo del worshop era sia presentare case history per dare concretezza a concetti spesso troppo astratti, sia co-creare il "Decalogo Internet Better Communication" per sintetizzare in dieci punti se e come la comunicazione digitare migliora la vita delle persone.
Toscanalab 2k10 internet better communication
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Impressioni, elucubrazioni e feed-back post-evento:
  • Le identità virtuali e reali delle persone sono sempre più coincidenti.
  • Internet può concretamente migliorare la vita di tutti noi, lo sta facendo e lo farà sempre di più.
  • Il marketing serve per piazzare prodotti, servizi o brand; il social media marketing serve per piazzare conversazioni su prodotti, servizi o brand. Punto, tutto il resto è noia.
  • E' in aumento la consapevolezza delle imprese: una volta finita la moda del "famolo social" inizieremo a vedere budget in aumento sul digitale, perchè ci saranno bisogni reali da coprire (reputation su tutte) e obiettivi strategici chiari.
  • Cosa facciamo con questo ROI e con altre metriche di rilevazione? Lasciamo perdere e ci concetriamo solo sul sell-out?
L'ultima considerazione la scrivo senza bullet point perchè ci tengo molto e perchè vorrei inaugurasse la mia prossima fase lavorativa. Si ok, a tutto online, ma occhio che stiamo andando avanti per tentativi e per copia/incolla settoriali; c'è davvero poca teoria.

Social media marketing e web communication hanno bisogno di basi teoriche difendibili, verificabili e generalizzabili. Hanno bisogno di meccanismi e modelli in grado di analizzare, di spiegare e di sistematizzare in modo scientifico i fenomeni in atto, attraverso principi condivisi, parametri e codici standardizzati. E ce n'è bisogno oggi.

Questa sarà, almeno per quanto mi riguarda, la vera sfida futura e questo sarà il modo per separare fuffa e rumore di fondo da valore e qualità. 

Win win per tutti: aziende, consumatori, consulenti, professionisti e ricercatori.

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La ricerca crea impresa: social media marketing e comunicazione digitale

A fine giugno ho partecipato con il mio intervento "Social media marketing e comunicazione digitale" al corso di accompagnamento al lavoro “La ricerca crea impresa”, organizzato dall’Università degli Studi di Siena - Liaison Office d’Ateneo.
“La ricerca crea impresa” è un percorso formativo e consulenziale, rivolto a giovani laureandi e laureati dell'Università di Siena, interessati a costituire spin-off accademici

Il programma della giornata prevedeva l'analisi del contesto attuale di marketing e comunicazione, la declinazione delle possibili iniziative di comunicazione digitale e social media marketing ed infine la stesura del piano di comunicazione per una start-up.

Il numero ristretto dei presenti ha permesso una discussione diretta e interattiva in cui spero di aver fatto passare il messaggio che la comunicazione digitale va analizzata, pianificata, implementata e monitorata come qualsiasi altra attività di business. Al momento il mercato mediatico online offre canali con basse barriere d'ingresso ma che necessitano di professionalità per essere gestiti.

Ringrazio i partecipanti al corso e ringrazio gli altri due docenti del modulo "Comunicazione" Alessandro Lovari e Giuseppe Segreto.

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Socialmark Theory by Doctor Brand

Aprile 2004, Kevin Roberts - CEO Worldwide Saatchi & Saatchi - pubblica il libro "Lovemarks: The Future Beyond Brands". Da quel momento qualcosa cambia nel mondo del marketing perchè partendo dal concetto di marchio (trademark) e passando da quello di marca (brand), Roberts arriva a teorizzare un nuovo livello, detto lovemark.

Un lovemark è un brand speciale e carismatico, amato e difeso dalla gente; è un brand che stabilisce una connessione emozionale di lunga durata con le persone e che genera una dipendenza affettiva, grazie all'amore. Alcuni esempi? Apple, Moleskine, Guinnes, Google, Coca-Cola e molti altri.

A distanza di qualche anno, è sempre valido come approccio? 
La rivoluzione dei social media ha impattato sul lovemark? Se si, in che termini? 
Che dinamiche relazionali sostengono il rapporto odierno tra brand e persone?

Non è semplice, ma provo a rispondere cercando di andare oltre al lovemark per trovare una prospettiva futura.
Se i mercati sono conversazioni allora la reputation di un brand è la sommatoria delle conversazioni fatte dal e sul brand stesso
Partendo da qui ho incrociato nel piano cartesiano la categoria "Social" (propensione alla conversazione) con la categoria "Reputation" (l'insieme delle conversazioni) e sono nate quattro tipologie di brand che ho chiamato: "Spam", "Broadcast", "Crisis" e "Socialmark".



Spam è un brand che si basa su strategie di interruption marketing e che utilizza metodologie tradizionali e invasive; snobba il feedback, gli interessi delle persone e la gestione della propria reputazione negativa. Poco social e poco reputation.

Broadcast è tipicamente un brand storico e consolidato che gode di credibilità, stima, familiarità e fiducia ma che continua a comunicare solo con monologhi unidirezionali, ignorando il digital dialogue. Poco social ma molto reputation.

Crisis è un brand incapace di approcciare il mondo social e per questo ha subito crisi reputazionali,  recensioni negative, commenti e materiali prodotti dalle persone in risposta a comportamenti fuori luogo del brand (come ad esempio denunce a blogger, mancate risposte, tentativi di eliminazione di contenuti). La presenza social è tuttavia molto forte perchè costituita da comunicazione etero-prodotta riguardante la crisi. Molto social e poco reputation.
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Socialmark è un brand che produce senso attraverso la conversazione (auto-prodotta ed etero-prodotta) e contemporaneamente gode nel lungo periodo di una reputazione positiva. Il socialmark utilizza l'orientamento social, il marketing e la comunicazione per: dialogare, generare engagement, co-creare nuovi prodotti e servizi, migliorare la vita delle persone, trasformare le criticità in opportunità, sviluppare passaparola spontaneo, fidelizzare e sviluppare community forti. Molto social e molto reputation.

Quanto sopra implica una possibile ipotesi evolutiva da trademark a brand e da lovemark a socialmark.

 
Per chi non conosce l'approccio dei Lovemarks riporto qui un breve riepilogo.

La categorizzazione visiva dei Lovemarks prevede il piano cartesiano amore/rispetto, popolato dai relativi contenuti nei quadranti: "Products", "Fads", "Brands" e "Lovemarks".
Ma non è tutto. Per creare un lovemark servono tre elementi intangibili e indispensabili: 
  1. Mistero (raccontare storie passate, presenti e future; metafore, sogni, miti e simboli).
  2. Sensualità (suono, vista, olfatto, tatto e gusto).
  3. Intimità (ispirazione, vicinanza affettiva, impegno, empatia e passione).
L'innamoramento al lovemark va al di là della ragione, avvicinandosi al fanatismo. Come osserva Roberto Venturini, nell'ottica dell'Attraction Marketing, dovrebbero essere le persone stesse a richiedere la comunicazione commerciale al lovemark.

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pmicamp siena 2010: grazie a tutti!

Circa cinquanta relatori suddivisi in sessioni parallele, docenti universitari, blogger, professionisti di marketing e comunicazione, istituzioni locali, per un totale di oltre trecento partecipanti

Tante persone sconosciute con cui ora sono in contatto, tanti colleghi incontrati con piacere, tanti account di facebook che da virtuali sono diventati reali. E poi scambi di opinioni, confronti e contenuti su come fare business utilizzando gli strumenti della comunicazione d'impresa.

Ad esempio, nella sessione pomeridiana Social Media Marketing che coordinavo, abbiamo provato a collegare teoria e pratica analizzando vari casi di successo; gli speech di Alessandro, Elena, Giorgio, Allen, Marco, Rudy, Claudio, Gaetano si sono rivelati ricchi di spunti di riflessione ed in aula è nata un'interazione coinvolgente, in perfetto stile barcamp. 


Pianificare e organizzare pmicamp è stato un impegno notevole per tutto lo Staff di pmicamp e per tutti i suoi partner, ricambiato però da risultati numerici inaspettati ma soprattutto dal grande feed-back mediatico positivo on e offline

Un grazie in particolare agli "indispensabili" di pmicamp: i tecnici del Dipartimento di Scienze della Comunicazione - Università di Siena, il gruppo dell'accoglienza e logistica, i fotografi GiSko e Alberto, i ragazzi di SienaNews e il Social Media Team di Fondazione Sistema Toscana. Spero di non aver dimenticato nessuno, nel caso chiedo venia preventiva!
Pmicamp non finisce qui, anzi, inizia da qui. 
Nell'attesa dei prossimi sviluppi, puoi rivivere l'intera giornata scaricando le presentazioni, guardando i video e cercandoti nelle foto. La conversazione continua nel blog e sui nostri social network (#pmicamp).

 
  
pmicamp - nuovi mercati, nuovi media è stato realizzato grazie al patrocinio di C.C.I.A.A di Siena, Master in Comunicazione d’Impresa dell’Università degli Studi di Siena, Milc e Promosiena.


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La mia intervista su Marketing Personale

Qualche giorno fa ho risposto con piacere alle quattro domande che Stefano Principato mi ha fatto sul personal branding.
  1. Quanto ritieni sia importante oggi un approccio strutturato al marketing personale per un professionista?
  2. Quali strategie e strumenti utilizzi normalmente nelle tue attività di self marketing e promozione?
  3. Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella propria promozione on line?
  4. Che suggerimenti daresti a chi volesse incrementare la propria visibiltà?  
Il marketing personale conquista territori sempre più innovativi, sospinto dalle tecnologie e dalla comunicazione digitale. Professionisti, manager, consulenti ma anche semplici blogger oggi possono costruire la propria reputazione e renderla contemporaneamente visibile in modo facile e veloce, mixando  strategicamente la presenza online con quella offline.

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    Foursquare Social Media Marketing

    In questi giorni sto testando e riflettendo molto sul social network più discusso del momento: foursquare. Per chi non la conoscesse, la piattaforma di Dennis Crowley, si basa sulla geolocalizzazione mobile e fa leva sulla socialità narcisistica, sulla ricerca di nuovi posti interessanti, sul crowdsourcing e sul gioco sociale.

    O si ama o si odia, può creare dipendenza o essere ripudiato ma di certo il fenomeno foursquare non può essere ignorato da chi si occupa di marketing e comunicazione.

    I numeri parlano chiaro, 1 milione di check-in al giorno e trend in continua crescita; in Italia rimane un social network di nicchia (come lo è ancora Twitter), ma ci sono tutte le carte in regola per il degenero nella "4sq-mania" estiva!

    Come possiamo sfruttare le potenzialità di foursquare in ambito social media marketing? Anche le piccole e medie imprese possono impostare strategie di marketing geolocalizzato? In che modo possiamo rafforzare il nostro brand
    Queste e altre risposte le trovate nella mia presentazione.
    Prima di leggerla aggiungimi agli amici di foursquare e, se vuoi, utilizza nel tuo blog/sito l'icona che ho creato:

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