ott2010
Brand site e social media: ipotesi sul futuro dei siti web.
Categoria: ComunicazioneQuale ruolo ha ricoperto, ricopre e ricoprirà il sito web nella strategia online di un’azienda? Che missione possiamo affidare allo spazio digitale istituzionale del nostro brand nell’era del social media marketing? Siamo già in grado di ipotizzare possibili scenari futuri?
Se volete proviamo a rifletterci insieme partendo da questa rapida carrellata storica:

Preistoria
In principio fu il mitico “sito-vetrina” che tutti noi ricordiamo con un pizzico di malinconia. La marca esprime se stessa e la propria identità attraverso codici standardizzati, promuovendo valori e cultura in un monologo privo di interazione con il pubblico. Il sito è qualcosa da leggere e implica una modalità di fruizione passiva, priva di coinvolgimento.
Ieri – separazione
Dopo anni di monopolio comunicativo di portali e siti tradizionali, nascono i primi social network. In questa fase sperimentale le aziende (tranne rari casi pioneristici) non intuiscono a pieno le potenzialità dei nuovi canali e continuano a fare branding online alla vecchia maniera, tenendo ben separato il sito dal social media world. Le persone intanto possono parlare facilmente tra loro e parlano, tra l’altro, anche di marche e prodotti.
Oggi – integrazione
Mano a mano che crescono i numeri dei social media – in termini di dati assoluti e in termini di dieta mediatica -, cresce l’attenzione della comunicazione d’impresa verso il nuovo paradigma relazionale. Pullulano le presenze ufficiali su piattaforme social esterne al corporate site (fb, tw, ff, in, yt, fl su tutti), spesso in maniera improvvisata e poco pianificata. I siti web ora ospitano widget e tipici segni iconografici social per incrociare il traffico multicanale e fanno intravedere timide campagne strutturate. I più bravi sfruttano a pieno le potenzialità della rete stabilendo dialogo e conversazione costante con i prospect e con i fan, fino alla collaborazione partecipativa.
Domani – sostituzione oppure…?
Cosa succederà al brand site? Andrà verso la morte certa, soppiantato dagli ambienti social? Sul blog di Luca Della Dora leggo che l’agenzia argentina Kamchatcka, ad esempio, è già una case history perchè grazie alla nuova release di Twitter ha aperto un account per ogni sezione del sito (WhatWeAre, Clients, Cases, People, Tweets, Discuss, Contact). Certo, una provocazione, ma che deve far riflettere.
Kamchatka Site Demo from Kamchatka on Vimeo.
Non sono così sicuro che la sostituzione sia inevitabile, anzi. Quello di cui sono sicuro invece è che il brand potrà scegliere se portarsi in casa sempre più discorsi eteroprodotti: la conversazione là fuori già esiste, perchè perdere l’occasione di tenerla vicina allo spazio online istituzionale, se confidiamo nella qualità della nostra offerta commerciale?
Per come la vedo io la marca avrà comunque bisogno di un “contenitore ufficiale” (website o come si chiamerà) su cui far confluire contenuto, farlo circolare e da cui emettere messaggi; questo contenitore sarà popolato, è davvero il caso di dirlo, da persone dell’azienda e da persone interessate all’azienda. I social media forse saranno nè più, ne meno, dei “facilitatori relazionali” e delle “dinamiche aggregative e aggreganti“.
E voi che ne pensate? Infine, che relazione ci sarà tra il brand site e il trend inarrestabile del mobile e delle applicazioni?
















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